Non c’è nulla di più ottuso di una rigorosa logica circolare: qualcosa deve essere perché è

Parag Khanna, Connettography, 2016 Fazi Editore – Roma

“La geografia è una materia tremendamente importante, ma da ciò non consegue che lo siano anche i confini. Non dobbiamo confondere la geografia, che è fondamentale, con la geografia politica, che è transeunte. Purtroppo oggi le cartine raffigurano la geografia fisica e quella politica -o entrambe- come fossero vincoli permanenti. Eppure non c’è nulla di più ottuso di una rigorosa logica circolare: qualcosa deve essere perché è… La geografia può ovviamente essere la cosa più importante che vediamo. ma capire le relazioni di causa ed effetto richiede un modo di pensare complesso sull’interazione fra demografia e politica, ecologia e tecnologia”. pag. 47

“La nostra griglia d’infrastrutture oggi include approssimativamente 64 milioni di chilometri d’autostrade, 2 milioni di chilometri di oleodotti e gasdotti, 1,2 milioni di chilometri di ferrovie, 75.000 chilometri di cavi Internet sottomarini che collegano i tanti centri nevralgici, per popolazione ed economia, del mondo. Al contrario abbiamo solo 250.000 chilometri di confini internazionali” pag. 43

“Le megainfrastrutture superano gli ostacoli della geografia naturale e di quella politica, e la loro mappatura rivela che l’età dell’organizzazione del mondo secondo lo spazio politico (il modo in cui legalmente suddividiamo il mondo) sta cedendo il passo alla sua organizzazione secondo lo spazio funzionale (il modo in cui lo usiamo).” pag. 48

“I confini non sono l’antidoto al rischio e all’incertezza; le connessioni si. Ma se vogliamo davvero godere dei vantaggi di un mondo senza confini, dobbiamo prima costruirlo. Il nostro destino è in bilico” pag. 529

Parag Khanna ci racconta un mondo interconnesso, dove le supply chain spiegano molto di più e di gran lunga meglio i collegamenti, le relazioni e le dinamiche che si instaurano tra gli Stati:

La Cina che sta costruendo il mondo in cambio di risorse naturali. Gli Stati Uniti che continuano a misurare la propria robustezza, in base alla spesa militare. Il tiro alla fune globale che coinvolge tutte le società e che non riguarda il possesso dei territori ma flussi di denaro, di beni, di risorse, di tecnologia, di conoscenza, di intelligenza.

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