“Istantaneità e simultaneità della comunicazione ci fanno credere di vivere le stesse esperienze, nello stesso momento”. “Quello che succede lontano dai nostri confini ci tocca, ma non per questo ci riguarda veramente-omissis- Noi siamo interdipendenti sul piano biologico, economico e politico, ma questa relazione non porta alla stessa posizione, individuale e collettiva”1
La globalizzazione ancora non è compiuta, La globalizzazione è già finita o sta per finire, Il fatto di vivere in un mondo globale è solo un’illusione. Non lo sappiamo. Il fatto è che il termine globalizzato è troppo generico per capirci veramente qualcosa.
“La nostra griglia d’infrastrutture oggi include approssimativamente 64 milioni di chilometri d’autostrade, 2 milioni di chilometri di oleodotti e gasdotti, 1.2 milioni di chilometri di ferrovie, 750.000 chilometri di casi Internet sottomarini che collegano i tanti centri nevralgici, per popolazione ed economia del mondo. Al contrario abbiamo solo 250.000 chilometri di i confini internazionali.”2
Parag Khanna, economista e autore nel 2019 di Connettography ci invita al passaggio dalle mappe politiche alle mappe funzionali e conclude il suo libro “I confini non sono l’antidoto al rischio e all’incertezza; le connessioni si. Ma se vogliamo davvero godere dei vantaggi di un mondo senza confini, dobbiamo prima costruirlo. Il nostro destino è in bilico”.3
Se da una parte Khanna alimenta forse l’illusione che un mondo globalizzato potrà rappresentare la soluzione per il superamento del rischio e dell’incertezza ci informa che ancora non viviamo in un mondo globalizzato. Dobbiamo ancora costruirlo.
Da una parte l’Unione europea dall’altra l’illusione di un mondo globale hanno anestetizzato i nostri timori di un conflitto. Noi della generazione senza guerre ci culliamo sempre sull’idea che la guerra non può toccarci, salvo poi sorprenderci quando la sentiamo ad un passo dalle nostre case.
E’ arrivata la guerra in Ucraina. Perché? A Putin una guerra non serve e soprattutto rischia di non portare nulla a casa. Dove vuole arrivare? Semplicemente considera l’Ucraina cosa propria e quindi ritiene di potersela riprendere quando vuole? Ha nostalgia dell’imperialismo passato? Ha bisogno delle risorse dei territori dell’ex URSS per poter immaginare ancora una grande Russia? Una cosa è certa la storia non potrà tornare indietro. Il punto è che l’Ucraina e la Russia sicuramente sono connesse eppure ciò non ha impedito una guerra. Abbiamo imparato che a dispetto di quanto ci dicono le teorie economiche l’uomo non è un essere razionale e non sempre è una persona di buon senso. Quindi razionalmente la connessione dei territori potrebbe impedire i conflitti ma non è detto che ciò accada.
Di converso questa interdipendenza tra gli stati determinata dalle supply chain (catene di approvvigionamento) che abbracciano più Stati sta ingenerando altri timori. L’economista Alessandro Aresu, autore nel 2022 di Il dominio del XXI secolo, individua due interessanti conseguenze di tali timori l’allargamento della sicurezza nazionale e il costo delle scelte di un mondo diviso. Il fatto di avere filiere produttive complesse e catene di approvvigionamento altrettanto difficili ci fanno temere, soprattutto in periodi di instabilità, che tale complessità potrà danneggiarci e soprattutto potrà mettere a repentaglio la nostra sicurezza nazionale, perché l’assenza di alcuni componenti e di alcuni materiali potrà renderci vulnerabili. Vale per tutti l’esempio della pandemia. “Gli argomenti di sicurezza nazionale si allarga sempre di più alle filiere produttive e tecnologiche, uscendo da considerazioni legate solo alla efficienza economica, Ciò avviene attraverso l’arma a doppio taglio che connette politica ad economia, di cui gli Stati uniti hanno perfezionato l’utilizzo fino all’ipertrofia: le sanzioni”4 Questi timori hanno come come conseguenza da una parte il mondo delle sanzioni, strutturato dagli Stati Uniti, dall’altro il desiderio di creare barriere, di ridisegnare i processi produttivi e tutto questo ha un costo. L’unica certezza che tutto questo porterà ad un mondo più povero.
[1] Alessandro Aresu, Il dominio del XXI secolo. Cina, Stati Uniti e la guerra invisibile sulla tecnologia, 2022 Giangiacomo Feltrinelli Editore, p. 42
[2] Parag Khanna, Connectography, 2016, Fazi Editore srl Roma p. 43
[3] Khanna, ivi p. 529
[4] Aresu, ivi p. 45
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