L’alluvione in Emilia Romagna e il disastro che ne è conseguito
Dal Rapporto Dissesto idrogeologico in Italia: pericolosità e indicatori di rischio, apprendiamo che ad eccezione del Regio Decreto n. 3267 del 30 dicembre 1923, focalizzato sul vincolo idrogeologico, la gestione dei boschi e la sistemazione idraulico-forestale dei bacini montani, in Italia per avere una norma per il riassetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo abbiamo aspettato fino al 1989, quando è arrivata la L. 183/89 (poi sostituita sostituita nel 2006 dal D. Lgs 152/2006), legge che ha visto la piena attuazione solo dopo l’evento catastrofico di Sarno del 5 maggio 1998.
Il citato rapporto dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale ci restituisce l’immagine di un territorio molto fragile e ci indica le aree a maggior rischio, tenendo conto anche del livello di popolazione coinvolta. “Complessivamente il 93,9% dei comuni italiani (7.423) è a rischio per frane, alluvioni e/o erosione costiera. 1,3 milioni di abitanti sono a rischio frane (13% giovani con età < 15 anni, 64% adulti tra 15 e 64 anni e 23% anziani con età > 64 anni) e 6,8 milioni di abitanti a rischio alluvioni. Le regioni con i valori più elevati di popolazione a rischio frane e alluvioni sono Emilia-Romagna, Toscana, Campania, Veneto, Lombardia, e Liguria.”1
Dal Report, Dissesto Idrogeologico, redatto dal Servizio Studi della Camera dei deputati (datato 25 settembre 2022 quindi immediatamente dopo l’alluvione delle Marche) apprendiamo le diverse norme che si sono succedute per analizzare e gestire il fenomeno, apprendiamo dei fondi stanziati sia per la prevenzione sia per la gestione delle emergenze. Ma a cosa sono servite?
La Corte dei Conti sottolinea “l’inefficacia delle misure” fino ad ora adottate, “testimoniata dalla scarsa capacità di spesa e di realizzazione dei progetti e dalla natura prevalentemente emergenziale degli interventi” e attribuisce l’inefficacia dell’intervento pubblico allo “approccio emergenziale alla gestione delle problematiche idrogeologiche” e alle “riforme continue della governance, conseguenti alla necessità di trovare soluzioni straordinarie alle criticità via via emerse”2.
Ora però ci sono i 2,49 miliardi di euro riservati agli interventi sul dissesto idrogeologico previsti dal PNRR, pochi rispetto ai 26 miliardi di euro, emergenti dalle 7.800 schede di intervento caricate dalle Regioni/Province autonome sulla piattaforma Rendis, e considerabili una stima del costo per la messa in sicurezza del territorio.3 Ma sono interventi che godranno di una procedura semplificata volta alla velocizzazione della spesa.
Come si inserisce in questo discorso l’alluvione in Emilia Romagna? L’Emilia Romagna dovrà svolgere lo stesso ruolo assunto dall’alluvione di Sarno e delle Marche. Accendere i riflettori su un problema.
“Può darsi che in tempi ordinari alcuni problemi non vengano aggrediti in maniera efficace non per difetto di conoscenza, e neppure per un difetto di motivazione, ma semplicemente per un difetto di attenzione” (Albert O. Hirschman)4
“Domandiamoci tuttavia: possiamo dare per scontato che l’ansia indotta dalla crisi circa un determinato problema aiuterà ad intenderlo?“5
Come ci ricorda Hirschman, le risultanze della psicologia non ci danno alcuna certezza, non è detto che l’iniezione di pressione e di tensione migliori le prestazioni di problem solving. Ma abbiamo imparato che in economia non sempre i comportamenti individuali sono estensibili ai comportamenti collettivi. Ma del resto non possiamo avere alcuna certezza circa un innalzamento del livello di comprensione all’intensificarsi del problema.
Ciò per dire che: sicuramente una crisi accende i riflettori su un problema ma per intervenire bisogna capire le cause del problema e non è detto che tale condizione sia soddisfatta. Sappiamo che sulla base di diversi indicatori ci sono vaste aree con rischio frane, esondazioni, erosione costiera, ma sappiamo come intervenire? Non ci resta che augurarcelo.
[1] Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, Sistema Nazionale per la Protezione e l’Ambiente, Rapporto Dissesto idrogeologico in Italia: pericolosità e indicatori di rischio, Dicembre 2021
[2] Corte dei Conti “Misure per la gestione del rischio di alluvione e per la riduzione del rischio idrogeologico” Deliberazione 18 luglio 2022, n. 45/2022/G. Relatore Ref. Khelena Nikifarava pag. 16.
[3] ReNDiS (Repertorio Nazionale degli interventi per la Difesa del Suolo) è un progetto che “nasce nel 2005 a partire dall’attività di monitoraggio che l’ISPRA svolge per conto del Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica – MASE (allora MATTM e poi MiTE), sull’attuazione di Piani e programmi di interventi urgenti per la mitigazione del rischio idrogeologico finanziati dal Ministero stesso. Il principale obiettivo del Repertorio è la formazione di un quadro unitario, sistematicamente aggiornato, delle opere e delle risorse impegnate nel campo della difesa del suolo, condiviso tra tutte le Amministrazioni che operano nella pianificazione ed attuazione degli interventi. (fonte: http://www.rendis.isprambiente.it/rendisweb/). L’ultimo rapporto risale al 2020
[4] Albert O. Hirschman, Come far passare le riforme, 1990 Società Editrice Il Mulino Bologna p. 172
[5] Hirchman, Ibidem
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