C’era una canzone di qualche anno fa di Francesco De Gregori che dovendo riassumere Napoli in un verso la apostrofa “Napoli con i suoi martiri professionali”1.
Lo striscione che ho visto sul web dei tifosi del Napoli in occasione del terzo scudetto recitava “lo scudetto non è una storia di riscatto sociale”. Lo stesso Maurizio De Giovanni, scrittore e tifoso del Napoli, sembra che abbia dichiarato “Napoli è una città che non ha bisogno di riscatto, è già illuminata culturalmente e artisticamente.” Vincenzo Salemme in un post pubblicato sui social ha scritto “Vi prego, adesso non dite che lo scudetto è un’occasione di riscatto, non dite che come festeggiamo noi non sa festeggiare nessuno. Vi prego, non raccontate la nostra gioia come fosse una buffa commedia. … Vi prego non fatelo, non siate così ingenui! Se volete un consiglio, vi prego, invidiateci”.
Il permanere di elementi presenti in un momento di arretratezza ostacolano la percezione del cambiamento, come dice l’economista dello sviluppo Albert Hirschman.2 “In tutti gli stadi dello sviluppo, gli uomini sono restii ad abbandonare i vecchi clichés e stereotipi che li hanno serviti così bene, e che rendono il mondo attorno a loro intellegibile, confortevole e sensato”.
Forza e coraggio!
[1] Francesco De Gregori, Viaggi e Miraggi, 1994
[2] Albert O. Hirschman, Sottosviluppo, ostacoli alla percezione del cambiamento e leadership, in “Come far passare le riforme, 1990, Il Mulino, Bologna
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