Dal caos un nuovo inizio?

Lucio Caracciolo, La pace è finita. Così ricomincia la storia in Europa, Giangiacomo Feltrinelli Editore, Milano 2022

Con il desiderio di capire il senso del periodo che stiamo vivendo ho cominciato a leggere il saggio di Lucio Caracciolo.

Caracciolo comincia la propria riflessione partendo da uno scritto di Francis Fukuyama a trent’anni dalla sua pubblicazione, La fine della storia. Fukujama all’indomani della caduta del muro di Berlino e dello scioglimento dell’URSS, passando per l’unificazione tedesca e lo scioglimento del Patto di Varsavia, battezza il momento come la fine della storia. “Finita era la pace non la storia” secondo Caracciolo. “Non abbiamo capito che la Guerra Fredda non era affatto paradigma negativo. Era l’unico equilibrio possibile per evitare la guerra calda”. Coloro che hanno vissuto quel periodo storico conoscono la sensazione di precarietà, la percezione di un equilibrio molto instabile. Non conoscevamo però quanto sarebbe accaduto dopo.

“La fine della storia era il marchio dell’America trionfante. La fine della fine della storia nega il paradigma americano perché lo priva di senso. Del fine. Ne deriva la crisi d’identità che scuote gli Americani”. “Costretto a misurarsi con se stesso. Senza più l’alibi della minaccia rossa”. Nello stesso tempo “La Russia è finita dento un conflitto per il quale non era preparata, ma che non può perdere pena la sua fine. Notevole paradosso per un aggressore”

Da ciò scaturisce il caos.

“Legittimità interna e legittimazione reciproca tra stati sovrani non si affermano per decreto o trattato. Implicano un grado di omologia…quegli antagonisti si capivano al volo…La causa più probabile dell’eventuale degenerazione di Guerra Grande in guerra mondiale sarà un malinteso. La difficoltà di capirsi è inscritta nella crisi delle ideologie universaliste, architetture fascinose e sofisticate”

“L’ordine del giorno è impedire che la brusca fine della fine della storia generi la terza guerra mondiale. La decompressione del sistema internazionale prodotta dall’implosione dell’URSS e dalla conseguente mutazione antimperiale degli USA sta producendo embolie geopolitiche sparse”

“Ora possiamo intravvedere nella tesi dei diritti storici il terzo principio generale di giustificazione del potere statale in età contemporanea, post Rivoluzione francese. Dopo la legittimazione dinastica recuperata a Vienna (1815) e l’autodeterminazione proclamata dal presidente americano Woodrow Wilson (1918)”

Cosa può fare a questo punto l’Europa

“Dal 24 febbraio abbiamo appreso che nelle maree della Grande Guerra siamo zattere alla deriva trascinate da correnti avverse su cui non esercitiamo controllo”.

“Prima che la guerra in Ucraina dilaghi fuori controllo e scoppi il conflitto per Taiwan, non sarebbe forse ragionevole ristudiare quelle lezioni e trarne spunto non per una vera pace -orizzonte coperto da troppe nubi- ma verso una successione di tregue e intese limitate, sulla base della garanzia reciproca non scritta ma effettiva della rinuncia a sovvertire il regime avverso, fosse solo per non doversi caricare i costi della gestione di un popolo umiliato e offeso? E non potrebbe l’Italia, assieme a europei consentanei e altri soggetti non necessariamente statuali ma influenti, promuovere simile Percorso?”

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