“domani è un altro giorno” e “c’è ancora domani”, la prima è la famosa battuta finale di Via col vento, la seconda è il titolo del recente film della Cortellesi. Celano una diversa concezione dello scorrere del tempo. Nel primo caso il domani costituisce un nuovo inizio, un ricominciare anche in discontinuità con il passato che dà la possibilità di un epilogo diverso. “C’è ancora domani” ha sempre in sé il positivo messaggio dello scorrere proficuo del tempo, ma evoca un futuro in continuità con quanto è già accaduto, un futuro che consente di migliorare il passato. E’ come se ti accorgi di avere ancora un po’ di tempo per concludere un lavoro, Non si è arrivati alla scadenza.
Penso che questo sia il senso della Storia. Studiare, analizzare, semplicemente conoscere cosa è accaduto non deve essere un ripiegarsi sul passato, un restare bloccati, intrappolati in un continuo recriminare. Deve essere uno strumento di comprensione, una via per capire il presente e l’occasione per cambiare il futuro. Si può avere lo spirito e la speranza di domani un altro giorno oppure di c’è ancora domani: l’importante è guardare avanti.
Vedo sempre il “successo” che ottengono gli incontri in cui si addebitano al passato i mali del presente. Si può risalire all’unità d’Italia oppure ad una precedente gestione: l’importante è che il passato giustifichi il presente e consenta di autoassolversi. Non solo. Rappresenta un’autorizzazione implicita all’inattività e contestualmente all’autocommiserazione.
Perché queste considerazioni?
Perché stiamo per affrontare due momenti importanti: da un lato le elezioni regionali (in Basilicata) dall’altro l’effettivo avvio della nuova programmazione dei fondi europei 2021-2027, almeno per quanto riguarda i fondi FESR. Due sfide importanti che dobbiamo gestire e non subire.
Impariamo quindi dal passato. Un passato però non trappola ma occasione di studio, di analisi, un passato per capire cosa non ha funzionato e per fare meglio. Un passato con cui fare i conti.
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