una leggerezza imperdonabile

Giustino Fortunato, Che cosa è la questione meridionale?, CalicEditori, Rionero in Vulture

Non leggi di favore né provvidenze speciali, ma neppure ostacoli od ingiustizie a suo danno, il carico di pesi commisurato alla minore sua capacità, e i traffici tanto con l’interno quanto con l’esterno, lasciati del tutto liberi”

Confesso subito che non avevo letto questo libricino. Ne avevo letto un estratto in un’antologia curata da Rosario Villari. Al di là del tema centrale del testo, ossia il sistema tributario dell’Italia post unitaria e la sua iniquità a parere dell’economista a danno del Mezzogiorno, mi ha tristemente colpita per l’attualità di alcune riflessioni, nonostante scritto agli inizi del ‘900, nel 1904.

“Certo fortunatamente unita; ma tutt’altro che concorde tra una parte, che raggiunto un notevole stato di agiatezza, si crede impicciata e si sente impedita dal tardo progredire dell’altra, e questa, a sua volta, sospetta che la fraterna floridezza non sia tutta dovuta a virtù propria od a causa di preminenza naturale. Donde, ne’ i cuori e nelle fantasie una vaga diffidenza che turba e irrita, un rancore sordo che il sentimento patriottico attutisce, non sopprime, perché conseguenza di un fenomeno sociale, le cui dolorose manifestazioni si palesano, un giorno più dell’altro, ad ogni lieve contrasto”, pp. 14-15

e più oltre

“Non appena caddero le prime bende, parve al nord di essersi accompagnato con un corpo morto, al sud di aver troppo perduto nel far getto della sua autonomia; per molti anni quello credette di pagare esso solo per tutti, questo sospettò di essere considerato non altrimenti che una terra di conquista; superbo sino all’insolenza il primo, irrequieto e loquace il secondo” p. 33

possiamo trovare anche un giudizio sull’attuale dibattito sul tema dell’autonomia differenziata

“il federalismo, sia quello della Svizzera od anche quello dell’Austria-Ungheria, nessun male scemerebbe e molti beni trarrebbe via con sé. Qualsiasi attenuazione del vincolo unitario segnerebbe l’inizio della comune perdizione” p. 33

fino ad arrivare ad una a molti non gradita terribile verità

“Poi che il vero è questo: troppe cose bisogna che mutino, prima di poter incamminarci per la via maestra: bisogna che muti radicalmente il giudizio che noi stessi, meridionali, abbiamo del Mezzogiorno, Pensare che con una o più leggi di larghe sovvenzioni, in cinque o dieci anni, sia dato «elevare» il sud alle condizioni del nord, attuando quella «perequazione economica» a cui tutti inneggiamo, è una illusione funesta, quando non è una leggerezza imperdonabile“. p. 15

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