L’imprenditore lucano gestisce la propria attività in autonomia, si avvale della collaborazione di pochi addetti (il 96% ha un numero di addetti inferiore a 10- Dati ISTAT 2021). Spesso i collaboratori sono familiari. Il 68% delle imprese sono ditte individuali, professionisti o lavoratori autonomi e solo il 20% sono società a responsabilità limitata. L’ISTAT non ci dice quante delle s.r.l. siano unipersonali o società tra familiari prestanome. Per esperienza posso dire che sono molte (con un genitore o con il coniuge al solo scopo di ridurre la responsabilità verso terzi). La piccola dimensione non gli consente di investire in ricerca e sviluppo. Cerca di sbarcare il lunario e i fondi pubblici sono visti come un espediente per tamponare situazioni di difficoltà, l’occasione per sostituire un’attrezzatura obsoleta. Aggiungo un altro elemento: l’imprenditore lucano ritiene di avere diritto al contributo non perché possiede i requisiti di accesso ma come parte di un gruppo clientelare (alla prima difficoltà batte i pugni sul tavolo e non cerca di comprendere cosa non ha funzionato ma invoca l’intercessione del politicante di turno!).
Cosa fare per migliorare la situazione? A mio parere un’impresa già presente sul mercato che non riesce ad acquisire fondi tramite gli intermediari bancari o investitori esterni non dovrebbe essere destinataria di agevolazioni a fondo perduto. Per le imprese già sul mercato, se lo Stato vuole intervenire, dovrà puntare sui benefici fiscali dei crediti di imposta, sui contributi in c/interessi o al massimo sui fondi di garanzia. Potrebbe poi puntare su dei servizi gratuiti di consulenza con un’attenzione. Se in passato il vero “imbroglio” ai danni della finanza agevolata passava per le cosiddette opere murarie, oggi il vero cancro sono gli attivi immateriali. La difficoltà di misurare, di valutare e di verificare la congruità di una consulenza o di un’opera dell’ingegno rendono queste spese delle occasioni per assorbire risorse pubbliche da parte di gruppi delinquenziali senza alcun beneficio per il territorio. Quindi se la consulenza ci deve essere, deve essere erogata direttamente dallo Stato.
Vorrei aggiungere che il mio è un discorso generale. Nella mia esperienza lavorativa (quasi ventisei anni) ho incontrato diversi imprenditori animati da amore per il proprio territorio, animati dalla volontà non solo di vedere crescere la propria attività ma di volerla far crescere per tutte le persone che continuano a lavorare con loro. Ho incontrato anche ottimi consulenti con cui è sempre un piacere lavorare.
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