Lo scoramento porta all’inattività. Osserviamo il mondo che ci circonda, scopriamo che non corrisponde a quanto ci piacerebbe vedere, ci scoraggiamo e gettiamo la spugna. Preferiamo l’uscita alla voce. Da questa raccolta di scritti politici di Eugenio Colorni, curata da Luca Meldolesi, emerge invece che la realtà nasconde “spesso e volentieri, delle peculiarità molto più vive, molto più importanti di quelle che uno crede all’inizio. Si tratta di saperle intercettare, spesso di uscire dal proprio guscio e di andare loro incontro. E’ una teoria della conoscenza che ha iniziato Eugenio e che Albert ha sviluppato: il possibilismo” (nota 3 di pagina 9). Eugenio è Eugenio Colorni e Albert è Albert Hirschman. Più oltre il pensiero è ulteriormente chiarito “bisogna combattere le nostre resistenze psicologiche, ingaggiare una vera e propria battaglia con noi stessi per ottenere uno spicchio di verità (con la v minuscola, perché quella maiuscola strombazzata dai filosofi non esiste): una verità vera, un di più rispetto a ciò che di buono già conoscevamo”, “bisogna accettare di venire presi alla sprovvista, sorpresi da fatti e da idee che ci danno torto” (nota 34, pagine 23-24).
E’ proprio dalla realtà così come è che dobbiamo partire per poter immagine percorsi possibili di sviluppo, una realtà molto più complessa di quanto ci appare all’inizio e soprattutto che ci potrà riservare sorprese a condizione di liberarci dai pregiudizi semplificatori.
In questo periodo di campagna elettorale questa visione ci potrà aiutare per valutare i personaggi che ci troveremo di fronte. Ci imbatteremo in coloro che ci prospetteranno una nuova Basilicata ricca e prospera senza far emergere il quadro iniziale, senza indicarci il percorso. Incontreremo personaggi che ci diranno solo gli errori degli altri, errori che non saranno naturalmente ripetuti. Avete mai notato come è facile prospettare l’inizio e come invece è difficile raccontare la fine? Nessuna che faccia una vera analisi ex post.
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