Le passioni e gli interessi

Albert O. Hirschman, Le passioni e gli interessi. Argomenti politici in favore del capitalismo prima del suo trionfo, 1977 Princeton University Press e 1979 Giangiacomo Feltrinelli

Tutti coloro i quali non riescono a capire come sia stato possibile che ad un certo punto del pensiero e della teoria economica si sia affermata la convinzione che a guidare le scelte umane sia l’interesse devono leggere Le passioni ed gli interessi di Albert Hirschman. Ho sempre pensato: ma come è stato possibile?

Hirschman guida il lettore passo dopo passo. Non ci convince e non convince neanche se stesso. Ma la storia delle idee non si cambia. Il punto è che le idee, le teorie sono il frutto di un’evoluzione, non nascono all’improvviso.

Il punto di partenza è il tentativo di migliorare l’arte del governo all’interno dell’ordine esistente. Passo dopo passo si giunge all’idea che si possa distinguere tra le passioni ed utilizzare passioni relativamente più innocue per neutralizzare altre passioni. “Ma quando il far denaro assunse l’etichetta di ‘interessi’ e in questa guisa rientrò in gara con le altre passioni, fu all’improvviso applaudito e investito del compito di arginare quelle passioni che a lungo erano state ritenute assai meno reprensibili”. (p. 37) E si arriva a Smith, “Ritenendo che l’ambizione, l’amore del potere e il desiderio di essere rispettati sono destinati ad essere tutti soddisfatti grazie ad un miglioramento economico, Smith svuotò di significato l’idea che una passione possa essere contrapposta ad un’altra, o gli interessi alle passioni” (p. 81). La verità è che la tesi di Smith è piaciuta molto perché ha semplificato molto, ha comportato una notevole riduzione del campo d’indagine. E si sa: la semplificazione è sempre di moda.

Il finale è davvero meraviglioso “E’ da notare che la massima di Santayana ‘coloro che non ricordano il passato sono condannati a ripeterlo‘ è forse da riportare più alla storia delle idee che non a quelle dei fatti. Questi, come tutti sappiamo, non si ripetono mai allo stesso modo; ma circostanze vagamente simili in due diversi e magari distanti momenti possono invece dar origine e identiche e ugualmente difettose risposte, nel caso che sia stato dimenticato il capitolo precedente della storia del pensiero” (p. 96) E per concludere “Probabilmente questo è tutto ciò che possiamo chiedere alla storia, e in particolare alla storia delle idee: non di risolvere i problemi ma di innalzare il dibattito“.

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