Ti tendo la mano: misure per l’inclusione

“Solidarietà …è lottare contro le cause strutturali della povertà, la disuguaglianza, la mancanza di lavoro, della terra e della casa, la negazione dei diritti sociali e lavorativi. E’ far fronte agli effetti distruttivi dell’Impero del denaro. La solidarietà, intesa nel suo senso più profondo, è un modo di fare la storia, ed è questo che fanno i movimenti popolari” Papa Francesco, Fratelli tutti

Il nostro sistema fiscale prevede che coloro i quali hanno redditi più alti cedano una parte maggiore del proprio reddito a beneficio di chi ha meno. Non si tratta banalmente di una tassazione in percentuale (che per inciso propongono da tempo i partiti di destra, la cosiddetta “flat tax”) ma di una tassazione progressiva, ossia, man mano che il reddito aumenta, una parte maggiore del proprio reddito viene versata allo Stato. Questo sistema serve a ridurre le diseguaglianze sociali e a favorire la redistribuzione. Inoltre ci sono diversi servizi, come ad esempio l’università che sono pagati in base alle fasce di reddito.

Il sistema socio assistenziale italiano prevede, poi, dei sussidi per far fronte a situazioni specifiche o temporanee come l’assegno di invalidità (per coloro che hanno una capacità lavorativa ridotta), l’assegno integrativo per lavoratori in mobilità (“La misura si rivolge ai lavoratori in mobilità che abbiano accettato un lavoro a tempo pieno e indeterminato con una retribuzione inferiore a quella del rapporto di lavoro che ha determinato la mobilità” e può essere corrisposto al massimo per 12 mesi);  la Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego (“spetta ai lavoratori con rapporto di lavoro subordinato che hanno perduto involontariamente l’occupazione”).

Infine, prevede delle misure di integrazione del reddito per le situazioni maggiormente critiche di disagio economico, ad esempio l’assegno sociale, l’assegno di inclusione (istituito a decorrere dal1° gennaio 2024 dall’articolo 1 1 del decreto-legge 4 maggio 2023, n. 48, convertito con modificazioni dalla legge 3 luglio 2023, n. 85) e il Supporto per la formazione e lavoro. Sono individuate tre fasce di disagio:

  1. Per le persone anziane in difficoltà economica è stato istituito l’Assegno sociale. Spetta, infatti, alle persone che hanno almeno 67 anni e un reddito  al massimo pari a 6.947,33  euro annui e 13.894,66  euro, se il soggetto è coniugato.
  2. Per nuclei familiari in difficoltà economica e con impossibilità a lavorare è stato istituito l’assegno di inclusione. “L’ADI è riconosciuto, a richiesta di uno dei componenti del nucleo familiare, a garanzia delle necessità di inclusione dei nuclei familiari con componenti con disabilità, come definita ai sensi del regolamento di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 5 dicembre 2013, n. 159, nonché dei componenti minorenni o con almeno sessant’anni di età, ovvero dei componenti in condizione di svantaggio e inseriti in programmi di cura e assistenza dei servizi socio-sanitari territoriali certificati dalla pubblica amministrazione.”
  3. Per le persone tra i 18 e i 59 anni con possibilità di lavorare è stato istituito il supporto per la formazione e lavoro. E’ un bonus di 350 euro per persone tra i 18 e i 59 anni che seguono “specifici percorsi di informazione e formazione professionale”, “disoccupati, inoccupati e lavoratori sospesi che non percepiscono altre indennità o sostegni economici dallo Stato – che abbiano un ISEE fino a 6.000″. La misura è compatibile con l’attività lavorativa, dipendente o autonoma, purché il reddito percepito non superi le soglie per accedere alla misura.

Per valutare l’impatto delle misure di integrazioni del reddito dobbiamo prendere in esame il reddito di cittadinanza anteriore alla riforma del 2024. Dalla Relazione per la valutazione del reddito di cittadinanza pubblicata sul sito del Ministero del lavoro e delle politiche sociali il 13 giugno 2024 è emerso che nel 2022 solo il 32,3% delle persone in povertà assoluta sono state raggiunte dal reddito di cittadinanza e tale percentuale corrisponde al 53,4% dei destinatari del reddito di cittadinanza. Quindi ciò vuol dire che ci sono persone reputate in povertà assoluta dall’Istat non raggiunte dal reddito di cittadinanza e che ci sono persone non in povertà assoluta invece raggiunte. Questo perché? perché probabilmente i criteri di determinazione della povertà assoluta non trovavano corrispondenza nei criteri di diritto al reddito di cittadinanza. Sono 1.740 le famiglie in Basilicata (48.967 in totale in Italia) che grazie al reddito di cittadinanza nel 2022 hanno superato la soglia di grave povertà. “Metà della spesa erogata nel biennio, circa 8,3 miliardi di euro ha contribuito a ridurre dell’0,8% l’indice delle disuguaglianze e dell’1,8% il rischio di povertà, insieme alle altre misure erogate dallo Stato a favore dei bassi redditi, in particolare dell’Assegno Unico Universale”. Riduzione modesta ma secondo quanto affermato dal Presidente del Comitato Scientifico per la valutazione del Reddito di cittadinanza, Natale Forlani “Le nuove misure introdotte dalla riforma, l’Assegno di inclusione e il Supporto per la formazione e il lavoro consentono di rimediare alcune criticità del Reddito di cittadinanza e di rafforzare il ruolo delle politiche attive nel contesto di una forte crescita dell’occupazione, ma dovranno essere valutate anche per l’efficacia della riduzione della povertà.”. Ce lo auguriamo!

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