Un libro che ho letto diversi anni fa di Herman Hesse, Klein e Wagner, riportava una riflessione molto interessante “lei vuole sbarazzarsi di quel monito e di me, trovare l’etichetta per inquadrarmi”. Ogni volta che in qualche modo cerchiamo di far rientrare l’altro in una macrocategoria, lo definiamo, facciamo in modo che alcuni parametri lo rappresentino e riteniamo in questo modo di averlo capito: questo ci libera dal problema ogni volta di cercare di comprenderlo.
Questo sentimento non appartiene alla Caritas parrocchiale dei SS. Anna e Gioacchino. Poiché è obbligata a predisporre delle schede con il nome, la data di nascita, il paese di provenienza, lo stato di salute e lo stato economico, lo fa ma nel retro della scheda c’è il “bello”. Nel retro di ciascuna scheda sono state annotate le storie. Sono state annotate le difficoltà, le umiliazioni, i sogni infranti. E’ annotato il modo in cui ogni nucleo familiare affronta i problemi, il modo in cui si avvicina alla Caritas, l’atteggiamento. Nonostante il ruolo della Caritas non sia solo quello di distribuire viveri e, nonostante le crescenti difficoltà nel raccogliere i viveri necessari, il numero dei pacchi di viveri distribuiti dalla Caritas parrocchiale dei SS. Anna e Gioacchino è comunque cresciuto dai 352 del 2021, ai 455 del 2022 e infine ai 632 del 2023. La Caritas accoglie le persone e abbraccia le loro vite. In diversi casi, infatti, accanto all’annotazione della distribuzione dei viveri, dei medicinali o del pagamento delle bollette, gli operatori della Caritas hanno annotato di aver offerto Ascolto.
E’ stato pubblicato l’8 novembre 2024 il Rapporto Povertà 2024 da parte della Caritas italiana. Il rapporto ha come titolo “Fili d’erba nelle crepe”. L’incipit di don Marco Pagniello
“Le povertà irrompono sulla scena sociale italiana in maniera sempre più evidente, travolgendo certezze e aprendo a nuovi interrogativi. Non si tratta solo di marginalità economica, ma di una complessa rete di fragilità che coinvolge le famiglie, imprigionandole in una spirale di solitudine, disagio abitativo, precarietà lavorativa e povertà educativa”.
Di seguito alcuni grafici che cercano di rappresentare le tipologie di persone che si avvicinano alla Caritas parrocchiale dei SS. Anna e Gioacchino. Bisogna leggerli tenendo bene in mente che non si sta cercando di incasellarli e soprattutto bisogna leggerli guardando “oltre le cifre per riconoscere l’umanità ferita che vibra dietro ogni numero” (don Marco Pagniello).
Si tratta di persone per cui è particolarmente difficile trovare un’occupazione che non sia saltuaria e poco remunerativa: cittadini non italiani, donne con bassa scolarizzazione e figli minorenni a carico, l’assenza probabilmente di un percorso lavorativo pregresso, problematiche legate allo stato di salute.
Innanzitutto partiamo da un dato positivo: nessuno dei nuclei che si rivolgono alla Caritas parrocchiale è privo di una abitazione. Nella tabella di seguito sono indicate le tipologie di alloggio, in rosso i cittadini italiani in blù i nuclei con cittadinanza diversa da quella italiana. La numerosità dei gruppi è espressa in valori assoluti.

Nel tempo il numero degli assistiti è aumentato e poi è diminuito. Le motivazioni sono riconducibili alla scelta di rivolgersi ad altre Caritas o a far riferimento alla Caritas diocesana. Non ci sono comunque grandi differenze nella numerosità degli assistiti continuativi negli ultimi tre anni. Registriamo il dato che le donne sono maggiori degli uomini ma è una costante anche a livello nazionale e regionale:

Il numero di assistiti continuativi è più elevato della media lucana per ogni centro di ascolto che si attesta a 47.3 (assistiti complessivi 2.083 distribuiti in 44 Centri di ascolto). Se esaminiamo il peso percentuale delle diverse fasce di età, rileviamo la seguente situazione:

L’esiguità della fascia superiore ai sessantaquattro anni probabilmente deriva dalla possibilità offerta a questa categoria di accedere ad una pensione sociale. Dal Report della Caritas italiana del 2024 emerge che questa classe è aumentata costantemente negli anni ed è passata dal 7,7% del 2015 al 13.4% del 2023. In Basilicata rappresenta il 16,6% di coloro che si rivolgono alla Caritas. Quindi il valore registrato dalla Caritas parrocchiale è nettamente più basso, attestandosi sull’8%, La fascia di maggiore criticità ed anche la più numerosa è sicuramente quella compresa tra i 50 e i 64 anni. La bassa scolarizzazione e la mancanza probabilmente di precedenti esperienza lavorative in qualche modo formative rappresentano un ostacolo importante per trovare una nuova occupazione. Più alta, invece, rispetto alla media sia nazionale sia della Basilicata è la fascia con età inferiore a 16 anni. Una recente indagine di Save the Children (2024) “Domani impossibili”, condotta su un campione rappresentativo della popolazione scolastica tra i 15-16 anni, dimostra che chi proviene da contesti familiari deprivati sia di fatto fortemente condizionato, in negativo, sulla propria visione di futuro. Per questo dobbiamo intervenire soprattutto per le famiglie con bimbi e ragazzi. Dobbiamo intervenire per non privarli della speranza.
Si segnala poi una ulteriore situazione di disagio degna di attenzione, il 37 % dei nuclei che si rivolge alla Caritas è composto da una sola persona. Questo se da una parte riduce le esigenze economiche aumenta il disagio. Riguarda per il 61% gli stranieri.

La solitudine, spesso associata a problemi di salute (39%), è motivo di grande preoccupazione perché crea anche uno svantaggio relazionale e affettivo. Vivere in un nucleo famigliare aiuta, crea un sostegno, un’alleanza.
“Non possiamo limitarci a sperare, dobbiamo organizzare la speranza. Se la nostra speranza non si traduce in scelte e gesti concreti di attenzione, giustizia, solidarietà, cura della casa comune, le sofferenze dei poveri non potranno essere sollevate, l’economia dello scarto che li costringe a vivere ai margini non potrà essere convertita, le loro attese non potranno rifiorire. A noi, specialmente a noi cristiani, tocca organizzare la speranza tradurla in vita concreta ogni giorno, nei rapporti umani, nell’impegno sociale e politico.” don Tonino Bello
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