Ci ricordiamo del Covid-19? Ci ricordiamo cosa è accaduto? Cosa ha significato? I nostri stati d’animo, i pensieri, le paure e anche le speranze?
Spesso dico che nel mio caso il Covid non è stato del tutto negativo. Ho avuto al possibilità di pranzare e cenare con la mia famiglia, cosa che il lavoro mi aveva sempre impedito. Per questa piccola gioia mi sono sentita in colpa. Non mi dispiaceva neanche stare a casa!
Gianni Molinari nel suo libro mette tutto in fila. La scansione temporale è garantita dalle date. Ci ricorda tutto. Sembra un libro breve ma non lo è. Fa riflettere tanto. L’ho letto con un nodo in gola. Ad ogni capitolo piccole ferite hanno ripreso a bruciare.
Mi piace molto di Gianni Molinari la sua capacità di far emergere la complessità. Il mondo, le dinamiche politiche, economiche, sociale non si possono tradurre in slogan o frasi ad effetto che servono solo a partecipare a tanti dibattiti in televisione o ricevere tanti like. “Chi curerà la pandemia del pierinismo?”: un capolavoro. “Pierino 2.0 va a caccia di qualcosa in cui infilare il suo punto di vista inutilmente alternativo. Deve sempre dimostrare il contrario. E’ vanesio e cerca l’applauso con la battuta facile, il ridacchio, la spigolatura presuntamente intelligente, il vezzo culturale”. p. 59 8 giugno 2020.
Solo alcuni spunti, il resto è da leggere.
Ci ricordiamo la dad? I bambini di prima elementare dinanzi ai computer? Ci ricordiamo l’isolamento di chi non aveva neanche questa finestra sul mondo? “E’ amara la realtà che, senza complimenti, ha svelato il Covid-19, sollevando d’un botto il tappeto sotto il quale era riposta l’ipocrisia di un paese diviso tra chi è nel mondo della rete e chi, al massimo, gioca compulsivamente con il telefonino. Una divisione che è territoriale tra nord e sud (e questa non è che una scontata conferma), sociale (l’ISTAT racconta oggi la differenza e le prospettive di chi ha più spazio a casa) e urbana, con una dicotomia da decenni immutata, anzi approfondita, tra cento e periferie, quelle delle 167 e degli esperimenti urbanistici che ricordano l’architettura sovietica” p. 31 – 7 aprile 2020.
Sicuramente un regalo del periodo della pandemia è stato lo smart working. Diverse aziende hanno visto che può funzionare e lasciano ai propri dipendenti la possibilità di lavorare da casa alcuni giorni del mese. Questo è positivo perché crea un indubbio vantaggio per fronteggiare alcune situazioni d’emergenza o semplicemente per migliorare lo stile di vita. Illusoria invece la prospettiva di eliminare i luoghi di lavoro oppure la possibilità di risolvere la problematica dello spopolamento di alcune aree come la Basilicata. “La gente che è andata via dal sud, è bene che ce lo diciamo una volta per tutte, è andata via soprattutto perché non trovava spazio, perché l’aria è fetida di un fetore che è il familismo amorale, la relazione corta, la lotta alla meritocrazia, il giustificazionismo”. p. 72 3 settembre 2020
Buona lettura|
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