In questo periodo di preparazione e di attesa per la nuova programmazione che fino ad ora in Basilicata ha visto solo pochi e piccoli interventi, ci interroghiamo sulle strade dello sviluppo. Purtroppo la situazione che osserviamo in questo periodo è tutt’altro che rosea. Ma la strada dell’avvilimento non ci appartiene. Come ci invita a fare Eugenio Colorni, dobbiamo utilizzare questo periodo di crisi per individuare i percorsi possibili. Pensare uscendo dagli schemi.
Cosa osserviamo?
Come abbiamo descritto nell’articolo E la Basilicata?, Il tessuto imprenditoriale lucano, costituito da 36.287 unità locali nel 2022 (Fonte: Istat), è nella maggior parte rappresentato dal terziario. Le aziende sono piccolissime (il 96% ha addetti tra 0-9 unità). Il numero medio di addetti per impresa appartenenti all’industria in senso stretto è di due unità. Il Rapporto Svimez 2024 relativamente alla variazione del PIL tra il 2019 e il 2023 registra una diminuzione del -5,7% contro +3,5% dell’Italia nel complesso e l’Istat ha ha dichiarato per la Basilicata una diminuzione del 42,4% delle esportazioni nel IV trimestre del 2024. Inoltre la Basilicata registra una scarsa presenza in settori innovativi e sta affrontando le crisi dell’automotive e del petrolio.
Iniziativa privata di interesse pubblico
L’analisi della realtà non può rappresentare esclusivamente la pietra di paragone per misurare la distanza dal mondo che vorremmo, ma la realtà così come è contiene le possibili strategie, le vie d’uscita. Tocca a noi individuarle! “Essa ci imporrà l’obbligo di non essere assenti, al di fuori, ma continuamente presenti, attivi, vicini alle masse, pronti a dirigerne i sentimenti, a dare una meta alle loro aspirazioni confuse, a rendere concreti e fruttiferi i loro abbozzi di azione” (Eugenio Colorni, I problemi della guerra, in La scoperta del possibili a cura di Luca Meldolesi).
Dai ragionamenti che abbiamo più volte provato a costruire in questi ultimi mesi la realtà imprenditoriale che auspichiamo è l'”iniziativa privata di interesse pubblico”, come teorizzata dall’economista Luca Meldolesi, ossia di un’impresa che si preoccupi della crescita e del rafforzamento della comunità in cui è collocata, che lavori per migliorare il territorio in cui nasce e cresce. Qual è l’interesse pubblico che va prodotto? Francesco Cicione, fondatore e presidente della Entopan di Catanzaro, ci spiega “l’interesse pubblico non è solo l’interesse degli azionisti, non è solo l’interesse dei lavori e dei fornitori, è un interesse che va oltre. Nella nostra prospettiva è necessario spingersi verso la comunità che in qualche modo è collegata all’impresa. E poi ancora più in là, verso i territori da cui le comunità sono contenute” (Francesco Cicione, Fare impresa: pensare il bello, costruire il bello in Esperienza Med a cura di Laura Fantini, Luca Meldolesi, Nicoletta Stame). Per dirla con Papa Francesco, bisogna incanalare l’energia della creatività umana, il sogno del progresso in modo nuovo. Ossia? Tenendo conto di tutti gli aspetti. Un’impresa che cresce, fa lavorare molti dipendenti, non sfrutta i lavoratori, non inquina, paga correttamente le imposte è sicuramente una buona impresa, ma non realizza il progetto della crescita dell’intera comunità. Papa Francesco ha introdotto il concetto di ecologia integrale, di un mondo intimamente connesso in cui sono inseparabili la preoccupazione per la natura, la giustizia verso i poveri, l’impegno nella società e la pace interiore.
Come fare per far nascere e crescere questo tipo di imprese?
Nelle conversazioni di questi giorni con gli imprenditori, è emerso che a mancare per la creazione di nuove imprese come per la crescita delle esistenti non sono i soldi. Anzi, ci ha ricordato l’imprenditore Michele Mongiello, socio della Patrone e Mongiello S.p.A., che in alcuni casi i troppi soldi possono distruggere anziché aiutare piccole realtà imprenditoriali non ancora pronte ad ingrandirsi, come è accaduto, purtroppo con i fondi della L. 219/81 per la ricostruzione post terremoto. Il tassello che vorrei aggiungere è l’accompagnamento. Le imprese o gli aspiranti imprenditori, forse più dei “soldi” hanno bisogno di essere accompagnati. Questa esigenza è stata più volte sollevata dagli imprenditori. E’ proprio il servizio che manca sul territorio. Gli imprenditori ma soprattutto gli aspiranti tali hanno bisogno di raccontare la propria idea e di essere guidati nel trovare da un lato le forme di finanziamento più adatte e dall’altro accompagnati nella realizzazione. Quindi da un lato un supporto di orientamento finanziario e dall’altro un supporto tecnico. A tal proposito potrebbe essere interessante immaginare una collaborazione con l’Università degli studi della Basilicata e con le aziende del territorio. Allora le due idee, ossia delle iniziative private di interesse pubblico e dell’accompagnamento potrebbero trovare un punto di incontro, perché le aziende più aperte verso il territorio e la sua crescita potrebbero diventare i nostri interlocutori privilegiati.
Questo ragionamento ci apre uno spiraglio, ci mostra una luce. Il fatto che la realtà lucana sia piccola, il fatto che si conoscano tutti, potrebbe ben orientato portare a frutti positivi. Queste relazioni, queste reti potrebbero rappresentare forse la chiave di volta, la possibile pressione per il sistema, per forzare lo stato delle cose, per indurre il cambiamento. In che modo? Il punto di debolezza dei gruppi di interesse già presenti nel territorio è il non cercare il benessere dell’intera comunità, la crescita per l’intero territorio. Esse assumono valore proprio quando determinano un vantaggio esclusivo, perché rendono per il singolo importante l’appartenenza al gruppo. Il punto allora diventa: come fare a ben orientare? parafrasando Colorni, potremmo dire che dobbiamo fare in modo di far sentire che “la responsabilità storica coincida con il loro interesse”.
Se individuiamo imprese nel territorio che sono aperte ad interessarsi alle comunità in cui vivono e che quindi fanno da tutor per l’accompagnamento e la crescita di altre realtà imprenditoriali, che a loro volta potrebbero svolgere lo stesso ruolo, possiamo innescare un circolo virtuoso.
Il nostro lavoro in questo periodo allora diventa da un lato rafforzare la comunità con l’associazionismo e le reti di associazioni che favoriscano in qualche modo la spinta solidaristica, la rigenerazione e la crescita dell’energia sociale e culturale e dall’altro cercare le imprese che mettano in movimento il percorso.
“E’ molto difficile progettare qualcosa di grande a lungo termine se non si ottiene che diventi un sogno collettivo” Francesco, Fratelli tutti p. 125