L’inizio dell’anno scolastico per i genitori di bambini e ragazzi con fragilità rappresenta una fonte di speranza e preoccupazione. Da una parte la speranza che la scuola possa arginare l’incubo del “dopo di noi”, fornendo ai bambini e ragazzi gli strumenti per poter raggiungere una possibile autonomia, dall’altra la preoccupazione per le difficoltà che potranno dover affrontare.
E come ogni anno si ripropone Il tema degli insegnanti di sostegno.
Sembra che siamo più bravi rispetto agli anni passati a diagnosticare le disabilità ma poi riusciamo a farvi fronte?
Secondo i dati forniti dal Ministero dell’Istruzione e del Merito nell’anno scolastico 2024/2025 sono 331.124 gli alunni con disabilità nelle scuole statali (4,68% degli iscritti). In Basilicata sono 2.307, il 3,4% del totale degli alunni, 242 nella scuola primaria, 722 nella scuola primaria, 512 nella scuola di primo grado, 781 nella scuola di II Grado. La disabilità riguarda bambini/ragazzi di diversa età, può riguardare sia la sfera psichica sia la sfera fisica ed investire diversi aspetti dell’autonomia. Un ambito variegato e complesso fa cui deriva il difficile compito di farvi fronte in maniera opportuna. Gli attuali titoli di specializzazione, conseguiti ai sensi del DM 249/2010, sono polivalenti ossia non differenziati per tipologia di disabilità.
Gli insegnanti di sostegno impegnati nelle scuole statali italiane sono 205mila (1.708 in Basilicata). Sufficienti? La legge n. 244/2007 dice di si. Raccomanda, infatti, un rapporto 2 a 1, ossia un insegnante ogni due alunni diversamente abili (art. 2, comma 413) e nell’anno scolastico 2023/2024 questo rapporto è stato di 1,4 nella scuola statale e 1,7 nella scuola non statale.
Bene? Ma le difficoltà sono tante. Secondo i dati forniti dall’ISTAT relativamente all’all’anno 2023/2024 (L’inclusione scolastica degli alunni con disabilità, 18 marzo 2025):
- assegnazioni in ritardo. E’ stato rilevato che ad un mese dall’inizio dell’anno scolastico l’11% degli insegnanti di sostegno non è ancora stato assegnato. In Basilicata questa percentuale si attesta a 8,8%. Facciamo meglio della media italiana ma peggio delle altre regioni “piccole”);
- mancanza di continuità, ossia insegnanti cambiati ogni anno, più di uno studente su due ha cambiato insegnante da un anno all’altro e addirittura l’8,4% durante l’anno (questo valore non presenta differenze sul territorio italiano);
- preparazione non sempre adeguata “Più di 66mila insegnanti per il sostegno (il 27%) però sono stati selezionati dalle liste curricolari, sono cioè docenti che non hanno una formazione specifica per supportare l’alunno con disabilità e che vengono utilizzati per far fronte alla carenza di figure specializzate.” In Basilicata va meglio sono 7,1% (21,5 nella scuola primaria dove però il numero di bambini che richiedono un sostegno specifico sono pochi, 10,6% nella scuola primaria, 4,3% nella scuola secondaria di primo grado e 0,5% nella scuola secondaria di secondo grado)
- ritardi nella predisposizione dei piani (2,4% delle scuole in Basilicata non l’ha predisposto e il 15,1% non ha risposto alla consultazione dell’ISTAT);
- poca disponibilità di assistenti all’autonomia. Gli assistenti all’autonomia e alla comunicazioni sono figure che supportano gli studenti per la mobilità nell’edificio e facilitano la comunicazione e le relazioni. Queste figure sono a carico degli Enti territoriali e quindi risentono della spesa sociale messa a disposizione dai comuni. La Basilicata è in linea con la media italiana, ossia un assistente ogni studenti.
- scuole non attrezzate per l’assenza di ausili didattici a supporto degli alunni con disabilità. La situazione in Basilicata è la seguente: 29,7% delle scuole non ha postazioni informatiche adattate alle esigenze degli studenti con disabilità, il 45,2% delle scuole non è accessibile a causa di barriere fisiche; l’80% non ha mappe a rilievo o percorsi tattili (o ha soltanto uno dei due dispositivi) per gli studenti ciechi o ipovedenti; il 72,7% delle scuole non dispone di segnalazioni visive per l’esodo forzato a supporto di studenti sordi o ipoacustici. Le percentuali sono peggiori della media italiana e non tengono conto delle scuole che non hanno risposto (il 15,1%).
Come sappiamo i numeri non bastano. La differenza la fanno sempre le persone. Le storie che si incrociano. Le capacità degli insegnanti di far fronte a quanto non va, di inventare soluzioni, di sopperire alle mancanze delle norme. Questo lavoro più di altri richiede l’essere vissuto come una missione al di là degli orari e dello stipendio.
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