Resto al sud 2.0 tra vecchio e nuovo

E’ partito il nuovo strumento agevolativo gestito da Invitalia. Dal 15 ottobre è possibile presentare domanda.

Questa nuova versione di Resto al Sud riprende il concetto dell’Assistenza tecnica dell’Autoimpiego con la scansione in quattro incontri dei primi anni duemila. Riprende anche l’ottima idea del conto vincolato del precedente Resto al Sud. Il conto vincolato consente di ridurre moltissimo il rischio di tensioni finanziarie. Il beneficiario, infatti, dell’agevolazione versa sul conto la propria parte dell’investimento (nel caso di “contributo a fronte di programmi di investimento”) o l’IVA (nel caso di “voucher”), Invitalia versa il contributo terminate le verifiche e la Banca paga i fornitori.

E andiamo alle novità: eliminato il finanziamento a tasso agevolato e il contributo per le spese di gestione che sono stati un po’ il leitmotiv di questa tipologia di agevolazione fin dagli inizi, fin dall’antenato Prestito d’Onore. Resto al sud 2.0, infatti, prevede esclusivamente una sovvenzione a fondo perduto. Dà infatti la possibilità di scegliere tra due opzione, una un voucher di 40 mila euro (che può essere maggiorato di ulteriori 10 mila euro) a copertura del 100% dell’investimento oppure un contributo sempre a fondo perduto “a fronte di programmi di investimento”. Quest’ultimo potrà essere pari al 75% dell’investimento (per investimenti fino a 120 mila euro) oppure pari al 70% (per investimenti da 120 mila a 200 mila euro). In entrambe le modalità si potranno acquistare macchinari, attrezzature, arredi, hardware, software e servizi, mentre solo per la modalità in % è possibile prevedere (fino al 50% dell’investimento candidato) le spese per la ristrutturazione e manutenzione straordinaria.

Chi può accedere? Possono accedere gli under 35 disoccupati, inattivi o anche soggetti che hanno un lavoro dipendente o un lavoro autonomo ma hanno un reddito basso, corrispondente ad un’imposta lorda pari o inferiore alle detrazioni spettanti ai sensi dell’art. 13 del testo unico delle imposte sui redditi di cui al DPR n. 917/1986 (circa 8 mila per i lavoratori dipendenti e circa 5 mila euro per i lavoratori autonomi). I soggetti senza i requisiti possono partecipare in società con i soggetti con i requisiti a condizione che non abbiano né il controllo della società né l’amministrazione. Anche su questo punto c’è una novità rispetto all’edizione precedente di Resto al Sud ma che si ricollega alla tradizione del Prestito d’onore. Il Proponente deve essere già costituito e iscritto al Registro delle imprese nel caso di imprese (ditta individuale o società) oppure deve aver aperto partita IVA nel caso del Lavoro Autonomo o Professionista. Attenzione la costituzione deve avvenire non più di un mese prima della domanda e l’attività non deve essere avviata.

Tutto sommato è uno strumento conveniente per avviare la propria attività ad eccezione del fatto che i fondi a disposizione sono un po’ pochini. Guardando i criteri di valutazione sono tali da consigliare di proporre iniziative perfettamente coerenti con la propria formazione. Da ciò consegue il rischio di penalizzare iniziative più innovative e per le quali gli aspiranti imprenditori non abbiano maturato sufficiente esperienza.

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