Povertà e solidarietà

Qualche giorno fa la Caritas italiana ha pubblicato il Report su Povertà ed esclusione sociale in Italia 2025, Fuori campo. Lo sguardo della prossimità. Ciò ci offre lo spunto per riflettere sui temi della povertà in un momento storico di grande disuguaglianza sociale.

La buona notizia è che è stabile, la brutta è che qualunque sia la percentuale è sempre intollerabile. Facciamo chiarezza.

Cosa è la povertà?

L’ISTAT individua due misure della povertà, l’indicatore di povertà assoluta e di povertà relativa. L’ISTAT identifica il numero di famiglie con una spesa mensile pari o inferiore ad un valore soglia che dipende dalle dimensioni del nucleo, dall’età dei componenti e dal luogo di residenza. Un esempio: una famiglia di 4 persone che abita in Basilicata in un piccolo comune, composta da due adulti con un’età compresa tra i 30 e 59 anni e due figli minori, uno di età compresa tra i 4 e 10 anni e uno di età tra gli 11 e i 17 anni, è considerata in povertà assoluta se non può sostenere una spesa superiore a 1.332,81 euro mensili.

Nel Report del 14 ottobre 2025 l’ISTAT stima che nel 2024 le famiglie in condizione di povertà assoluta siano oltre 2,2 milioni e che queste rappresentino l’8,4% delle famiglie residenti, stabili rispetto al 2023. Al Sud le cose vanno peggio 5,615 milioni di famiglie, pari al 10,2% delle famiglie.

Abbiamo poi l’indicatore della povertà relativa: sono in povertà relativa coloro che hanno una spesa al di sotto del consumo medio calcolato in base al territorio di residenza e al numero di componenti (il valore tiene conto anche delle economie di scala). Da questo dato apprendiamo che la percentuale in Italia delle famiglie in povertà relativa sono 14,9%, nel Mezzogiorno 25,3% e in Basilicata 16,1%. Nel 2024 in Basilicata si è ritornati ai valori pre Covid. Purtroppo il 2020-2021 sono stati anni molto duri per le famiglie lucane e non solo, come testimoniano anche gli operatori Caritas nel nostro territorio.

La povertà ha tante facce e il disagio economico è solo una di queste. “È la povertà di chi lavora, ma non riesce a vivere dignitosamente. È la solitudine di chi vive iperconnesso, ma senza relazioni significative, di chi ha un’abitazione, ma non un luogo che possa chiamare davvero ‘casa’. È la povertà di chi cade nella trappola dell’azzardo, di chi subisce violenza nel silenzio, di chi rinuncia al riscaldamento o alla luce. È educativa, sanitaria, abitativa, energetica, affettiva.” (don Marco Pagniello – Rapporto Caritas 2025).

E’ necessario ripensare alla direzione verso cui sta andando il nostro mondo.

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