Resto al sud 2.0: il difficile percorso della valutazione

Nel precedente articolo Resto al sud: tra vecchio e nuovo abbiamo concluso paventando il rischio che i criteri di valutazione potessero non agevolare idee innovative. Ragionandoci meglio forse con Resto al Sud 2.0 coloro che hanno progettato lo strumento avevano proprio l’obiettivo di finanziare attività tradizionali. Ciò anche in considerazione della possibilità per le iniziative maggiormente innovative di accedere a Smart and Start.

Il tema dei criteri di valutazione di Resto al Sud 2.0, però, merita un approfondimento. Consideriamo i punteggi per la valutazione del “Voucher“:

  • Percorso formativo ed esperienze professionali del proponente o dei soci: i punti assegnabili sono da zero a otto, da un profilo ritenuto non coerente (con la conseguenza della domanda inammissibile) a perfettamente coerente. Attenzione nel caso di società l’unico modo per ottenere gli otto punti è che tutti i soggetti componenti la compagine abbiano i requisiti, quindi non “conviene” inserire soci solo di capitale.
  • Descrizione dell’idea imprenditoriale e delle spese che si progetta di sostenere. Punteggio massimo assegnabile 10 (6+4).

Vista la giovane età dei potenziali imprenditori (under 35), supponiamo di avere un profilo sufficientemente coerente, situazione più probabile della perfetta coerenza. Quindi 6 punti. Si potrebbero aggiungere anche i 10 punti di una descrizione “super”. Per raggiungere l’ammissibilità della domanda i nostri 16 punti non sono sufficienti, perché ce ne servono 17. Direte che ci manca un solo punto non sarà grave.

Andiamo a vedere come possiamo ottenerlo.

  • Apertura di un conto corrente vincolato. L’apertura del conto corrente ci consentirebbe l’attribuzione di 2 punti. Se sul conto si fanno dei versamenti, il punteggio aumenta. Dove è il problema? Il problema è che il conto non si può aprire. Sul sito di Invitalia nella sezione dedicato a Resto al Sud 2.0 infatti leggiamo “è prevista la possibilità di aprire un conto corrente vincolato – associato all’iniziativa economica da avviare – presso una delle banche aderenti alla convenzione, attualmente in corso di definizione, tra Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, ABI e Invitalia. L’apertura del conto corrente vincolato sarà quindi consentita solo dopo il perfezionamento della convenzione. Non appena sarà possibile recarsi presso una delle banche partner per aprire il conto vincolato, ne verrà data tempestiva comunicazione su questo sito“.

Non molto diversi i criteri di valutazione per l’opzione “contributo per programmi di investimento”, ritroviamo la coerenza del profilo dell’aspiranti imprenditore o aspiranti imprenditori e ritroviamo la descrizione dell’idea imprenditoriale e del programma di investimento. In questo caso con un profilo degli imprenditori medio (punteggio 6) e una descrizione dell’idea, del mercato e delle fonti di finanziamento perfetta (11 punti) riusciamo ad arrivare ai 17 punti sufficienti per l’ammissione. Anche in questo caso registriamo l’impossibilità di aggiungere i punti per il conto vincolato.

Ultima speranza per entrambe le modalità sono le premialità se fosse possibile acquisirle.

Premialità 1: la frequenza del corso dell’Ente Nazionale Microcredito può dare una premialità da 1 a 10 punti in base al voto conseguito alla fine del corso. Purtroppo anche questo punteggio non è per ora ottenibile. Infatti leggiamo sul sito di Invitalia “Sarà possibile partecipare gratuitamente ai corsi organizzati dall’Ente Nazionale per il Microcredito (ENM), finalizzati all’acquisizione e allo sviluppo di competenze organizzativo-gestionali utili alla progettazione e alla realizzazione delle iniziative economiche. L’ENM assicurerà la diffusione delle informazioni sulle modalità di fruizione dei corsi, non appena gli stessi verranno organizzati.”.

Premialità 2: ottenibile esclusivamente nel caso di una società per la presenza di un socio persona fisica di minoranza con esperienza quinquennale nello stesso settore di attività oppure socio persona giuridica con la stessa attività (uguale codice Ateco) da almeno cinque anni.

Da ciò emerge chiaramente che una ditta individuale per essere agevolabile deve avere un imprenditore con un profilo reputato perfettamente coerente, mentre una società se vuole avere una possibilità deve avere un socio di minoranza con esperienza almeno quinquennale. Lo strumento è molto allettante ma è quasi impossibile da ottenere.

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