Il mio augurio?

A fine anno più che fare bilanci a me piace fare progetti o meglio sogni. E’ vero che si chiude un anno ma è anche vero che se ne apre un altro. E con questa prospettiva mi piace pensare a cosa augurare alle persone intorno a me. Quest’anno voglio augurare di essere liberi. Il sentirsi liberi è di più di esserlo. Viviamo in un paese democratico dove la libertà di pensiero e di opinione è sancito dalla Costituzione. Eppure non è sufficiente. Purtroppo alcuni hanno difficoltà a sentirsi veramente liberi. Sentono di dover conformarsi a delle regole tacite, sentono di allineare i propri comportamenti a ciò che si deve. Addirittura c’è gente che arriva a farsi condizionare da “quello che dice la gente“. C’è un vecchio proverbio che invita a disinteressarsi del giudizio degli altri anche perché in un modo o nell’altro gli altri avranno sempre qualcosa da ridire. “Il mondo è di pietra, se non parla, crepa”. Mia madre me l’ha sempre ripetuto fin da quando era giovincella.

Ci sono poi quelli che si comportano in un certo modo “perché mi può tornare utile”, “mi conviene”. Sente di non poter fare altrimenti per continuare a lavorare o per continuare a ricevere un tornaconto. Se fosse possibile stilare una graduatoria della privazioni di libertà, il servilismo per convenienza è quello che mi ripugna di più. La deferenza verso coloro che si ritengono detentori del potere. E se ci pensiamo nasconde una grande debolezza ed insicurezza. Si ritiene di poter fare qualcosa solo grazie a qualcun altro.

Ecco la mia ricetta della felicità: la libertà, il pensare e l’agire secondo i nostri desideri, fare della nostra vita un capolavoro soltanto nostro.

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