Un’economia che non lasci indietro nessuno

Un’economia può crescere, produrre ricchezza e migliorare gli indicatori macroeconomici, lasciando comunque qualcuno indietro. È compatibile tutto questo con lo spirito della nostra Costituzione? L’articolo 41 della Costituzione afferma un principio fondamentale: l’iniziativa economica privata è libera. Ma subito dopo ne indica il limite e, al tempo stesso, la finalità: essa non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale. È proprio su questo concetto che vale la pena fermarsi a riflettere.

In economia l’utilità è una misura della soddisfazione che deriva dal consumo di beni e servizi. A parere del prof. Zamagni (incontro del 16 gennaio 2026 a Potenza sul tema “Economia e bene comune. La Costituzione inattuata) l’utilità sociale si identifica con il “bene totale”, concetto diverso da quello del “bene comune”. Il bene totale è la somma dei beni individuali e quindi è possibile ottenere un valore molto alto, nonostante ci siano persone che abbiano zero o pochissimo. Diverso il bene comune, che, secondo il prof. Zamagni, è invece il prodotto dei beni individuali. E’ sufficiente che uno solo dei fattori sia zero per avere un risultato pari a zero. Da ciò cosa consegue? Che nessuno può essere lasciato indietro. A tutti bisogna dare la possibilità di partecipare all’attività economica.
Un’economia che non lasci indietro nessuno non si costruisce con misure assistenziali permanenti, ma garantendo a tutti, in base ai propri talenti, la possibilità di partecipare, attraverso il lavoro, alla vita economica e sociale.

“Aiutare i poveri con il denaro dev’essere sempre un rimedio provvisorio per fare fronte a delle emergenze. Il vero obiettivo dovrebbe sempre essere di consentire loro una vita degna mediante il lavoro” e più oltre “In una società realmente progredita, il lavoro è una dimensione irrinunciabile della vita sociale, perché non solo è un modo di guadagnarsi il pane, ma anche un mezzo per la crescita personale” (Papa Francesco, Fratelli tutti, par. 162)

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