Vorrei che l’energia positiva di cui è dotata la Basilicata venga alla luce; vorrei che tanti ragazzi bravi e preparati pensassero che anche in Basilicata c’è per loro un futuro. “non è tutto oro quello che luccica ma non siamo nemmeno nella notte buia” (Gianni Molinari, Curiosità e sistemi locali di imprese, in Esperienze Med a cura di Lura Fantini, Luca Meldolesi, Nicoletta Stame)
Ha recentemente detto il prof. Vittorio Coda che affinché i ragazzi possano ritornare nelle proprie terre d’origine è necessario che trovino un territorio in grado di ri-accoglierli. Il nostro obiettivo come società lucana è creare le condizioni affinché questi ragazzi possano tornare. E’ questa la società che dobbiamo porci il problema di costruire.
Nel riflettere sulla crescita e sullo sviluppo del Mezzogiorno Luca Meldolesi in uno dei suoi ultimi Taccuini, Oltre la siepe, individua una sua via per la crescita del territori meridionali.
In L’ipotesi (Oltre la siepe Taccuino italiano n. 5) Luca Meldolesi parte dal presupposto che esiste nel sud una vitalità spontanea che non riesce a tradursi in energia produttiva. Perché? perché non “si trova la miscela giusta tra individualismo e solidarietà” e continua “La mia idea attuale è che, nelle condizioni emergenti di cui stiamo parlando, una spinta solidaristica ben orientata (adeguatamente) può autocorreggersi ed anche spronare le tendenze creativo-individuali altrui”. In Sud rivisitato: once again (Oltre la siepe Taccuino italiano n. 5) chiarisce che ha in mente una via diversa da quelle comunemente battute e ci spiega che “non è la via pubblica tout-court”, “e neanche quella dell’appoggiarsi al sistema pubblico”, “e neppure quella del terzo settore”, né “quella del gruppo familiare”, “non è quella cooperativa” o “quella del piccolo è bello”: “E’ quella dell’iniziativa privata di interesse pubblico”, ossia un’impresa che nasce da capitali privati con l’obiettivo di produrre e vendere beni o servizi ma che abbia come scopo di costruire benessere per l’intera comunità in cui si colloca. Quindi non solo per il titolare, per i soci, per i dipendenti o per i clienti ma per l’intera comunità. L’obiettivo è che questa impresa “bonifichi l’ambiente”, inneschi un effetto contagio che porti ad uno sviluppo territoriale, crei squilibrio per favorire il cambiamento, faccia pressione sul pubblico e sulla politica non più abituata a guardare, a progettare il lungo periodo.
La legge 208/2015 (c.d. legge di stabilità), art. 1, commi 376-384, ha istituito la Società Benefit che sembra aiutarci nella realizzazione della strada individuata da Meldolesi.
“La Società Benefit è un modello di società che si colloca fra gli enti profit e gli enti non profit. Essa, infatti, allo scopo del contratto di società ex art. 2247 (di dividere gli utili derivanti dall’esercizio in comune di un’attività economica), affianca ‘una o più finalità di beneficio comune’ e opera ‘in modo responsabile, sostenibile e trasparente nei confronti di persone, comunità, territori e ambiente, beni ed attività culturali e sociali, enti e associazioni ed altri portatori di interesse’. Questo duplice scopo (economico e sociale) legittima gli amministratori ad assumere decisioni socialmente ispirate che altrimenti i soci potrebbero contestare; inoltre li impegna a gestire l’impresa bilanciando l’interesse dei soci, il perseguimento delle finalità di beneficio comune e gli interessi degli stakeholder non soci, conformemente a quanto previsto dallo statuto”. Vittorio Coda, Lo scopo dell’impresa in Impresa Progetto n. 3/2020.
Nota: alcune parti di questo articolo sono state tratte da uno scritto per A Colorni- Hirschman International Istitute
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