Territorio, comunità ed effetto contagio

La formulazione matematica attraverso un modello di una realtà economica risponde all’esigenza di poterlo studiare e comprendere. Richiede delle semplificazioni però. Annulliamo gli effetti di alcune variabili e vediamo cosa potrebbe succedere alle altre. Facciamo delle ipotesi e immaginiamo scenari.

E’ come se per sentire meglio un suono noi annullassimo i rumori di sottofondo. Dobbiamo però ricordarci che abbiamo annullato i rumori, altrimenti ci troveremmo a raccontare la vicenda dicendo che “in sala c’era il silenzio assoluto mentre l’attore recitava il suo monologo”. E poi da lì trarre tutta una serie di conclusioni del tipo: non è vero che i bimbi di quattro anni non sono in grado di mantenere l’attenzione per due ore di seguito mentre un singolo attore recita poesie su un palco, l’importante è scegliere il testo giusto. E infine il giornalista titolerà: la passione dei bimbi per Leopardi.

E quanto succede al povero soggetto economico che si trova a reagire soltanto ad un interesse di tipo economico-finanziario. Ecco che allora un economista Pigou teorizza che per ridurre le esternalità delle imprese (inquinamento per es.) basta introdurre una tassa. Più inquini più paghi. Se il nostro imprenditore reagisce esclusivamente a sollecitazioni di tipo economico-finanziario, l’unico modo per indurre comportamenti rispettosi della comunità in cui vive e non danneggiare con la propria attività altre imprese o gli abitanti dei luoghi è necessario renderlo sconveniente.

Se, invece, ci ricordiamo che abbiamo fatto delle semplificazioni, i giochi cambiano completamente. E arriviamo quindi alla proposta di cui abbiamo già fatto cenno in un precedente articolo (Il desiderio per il nuovo anno), ossia le iniziative private di interesse pubbliche. L’economista Luca Meldolesi, infatti, ha spiegato che se puntiamo e cerchiamo di far conoscere le imprese presenti nel territorio che, nonostante siano imprese a capitale privato, si preoccupano dello sviluppo, della crescita, del benessere della comunità in cui vivono, queste imprese potrebbero, mediante un effetto contagio, migliorare e fare crescere un territorio.

Più volte ho sottolineato che, a mio parere, il male della Basilicata sia l’individualismo, la difficoltà di pensarsi comunità. Molto spesso, invece, è possibile individuare dei gruppi di interessi che si occupano soltanto di tali gruppi. Se vogliamo utilizzare la categorizzazione di alcuni anni fa dello stesso Meldolesi, parlerei di corporativismo e di clientelismo. Come uscire da questa pesante cappa che impedisce a mio parere la crescita? Puntando sulle imprese che sono al di fuori del coro, imprese che credono nel territorio in cui vivono, che amano il territorio, che fanno del proprio meglio per far crescere la comunità in cui vivono. In questi anni ne ho conosciuti diversi di questi imprenditori “illuminati” e mi piacerebbe puntare su di loro.

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